La startup Corma, guidata da Alon Pluda, sviluppa agenti IA capaci di rilevare e fermare cyberattacchi in pochi minuti, colmando il divario tra capacità offensive e difensive dei modelli. La soluzione è già adottata da grandi aziende e promette una rivoluzione nella risposta agli incidenti.
Un dirigente della sicurezza informatica stava passeggiando con il suo cane quando ha ricevuto una notifica sullo smartwatch: un agente IA di Corma aveva rilevato un attacco in corso e chiedeva l'autorizzazione a bloccarlo. Dopo il via libera, l'agente ha neutralizzato il malware e impedito all'attaccante di muoversi nella rete aziendale, risolvendo l'incidente in meno di dieci minuti. "Per il cliente è stato uno dei momenti più magici dell'anno", racconta Alon Pluda, CEO e fondatore di Corma.
Un nuovo approccio alla difesa informatica
Corma nasce circa un anno fa con l'obiettivo di colmare il "defense gap": secondo Pluda, i modelli di IA sono oggi molto più efficaci nelle attività offensive che in quelle difensive. "I modelli di OpenAI, Anthropic e Google sono straordinari nel coding e nella ricerca di vulnerabilità, ma la difesa richiede competenze diverse", spiega. La startup, che ha appena raccolto 60 milioni di dollari da Sequoia Capital, Khosla Ventures e Coatue, lavora con aziende Fortune 100 per addestrare modelli verso una "superintelligenza difensiva".
Test sui modelli frontier: attacco vs difesa
Recentemente Corma ha messo alla prova quattro modelli di punta - Claude Opus 4.8, GPT-5.5, Grok 4.3 e DeepSeek V4 - simulando attacchi e difese su una rete aziendale fittizia. I risultati mostrano che i modelli riescono a impiantare backdoor persistenti nell'85% dei casi, ma ne rilevano solo il 19% quando agiscono da difensori. "Questo squilibrio nasce dai dati e dagli obiettivi di addestramento, che favoriscono l'offensiva", sottolinea Pluda.
Agenti IA come colleghi digitali
La soluzione di Corma consiste in agenti IA che operano come "membri del team", assegnabili a qualsiasi compito di sicurezza: dalla lettura dei log all'analisi di eventi e configurazioni. Le prime implementazioni presso aziende Fortune 100 e 500 nei settori sanitario, finanziario, energetico e retail hanno ridotto i tempi di risposta alle minacce del 94% e ampliato la copertura di sicurezza di 15 volte, individuando anche campagne di attacco multi-stadio.
Il futuro della cyberdifesa
Secondo Pluda, la chiave è sviluppare IA affidabili, specializzate e ottimizzate per la difesa, in grado di gestire incidenti reali in autonomia. "Se l'IA conosce il dominio e ottimizza per gli obiettivi giusti, può coprire molto più terreno rispetto all'intelligenza umana", afferma. Il tema della superiorità degli attaccanti rispetto ai difensori è centrale anche in altri casi recenti, come le campagne di backdoor avanzate descritte nell'analisi sulle tecniche di occultamento dei rootkit kernel-mode, consultabile in questo approfondimento su QWERTYmag.