Il seminario del 6 ottobre all'Università della Calabria mette sotto i riflettori il potere delle Big Tech, i costi ambientali dell'AI e la reale autonomia digitale europea, con la partecipazione di Giovanni Severini.
Il 6 ottobre, all'Università della Calabria, si va dritti al punto. Un seminario mette in discussione chi comanda davvero nel digitale europeo. Non si parla solo di futuro. Si guarda in faccia il presente. Poche Big Tech guidano il gioco. Le infrastrutture consumano sempre più energia. Chi tiene il volante?
La domanda centrale è netta: la sovranità digitale europea esiste davvero o è solo una facciata? Il seminario "Le Big Tech e i dilemmi etici. Tecnologia, potere, sostenibilità, società. Quali scelte per il nostro futuro?" promette di non girarci intorno. Si affrontano i nodi veri: capitali e tecnologie concentrate in poche mani, impatto ambientale di cloud e data center, dipendenza dell'Europa da infrastrutture fuori dai suoi confini.
Potere delle piattaforme e costi nascosti dell'AI
Giovanni Severini porta oltre trent'anni di esperienza internazionale in aziende come Accenture, Ericsson e Microsoft. Sarà lui il protagonista dell'incontro. Il Rettore Gianluigi Greco lo introduce. Severini punta su un approccio diretto e interattivo. Si parlerà di come l'Intelligenza Artificiale, diffondendosi in fretta, allarghi il divario tecnologico. Le scelte delle Big Tech toccano economia, produzione e società.
Non è solo questione di innovazione. Il conto in energia, acqua e infrastrutture sale ogni anno. Secondo la Commissione Europea, nel 2025 i data center europei hanno consumato 20,7 TWh di elettricità e oltre 8 milioni di metri cubi d'acqua. Rispetto al 2024, si parla di un aumento del 26% per l'elettricità e del 52% per l'acqua. La causa? L'espansione di AI e cloud. Nuove sfide per sostenibilità e trasparenza. Dal 2026, la Commissione introduce un nuovo schema di rating per i data center sopra i 500 kW. Non conta solo l'efficienza energetica. Si valuta anche il contributo alla rete, incluso il riutilizzo del calore.
La Commissione Europea ha fissato l'obiettivo di triplicare la capacità dei data center nell'UE entro 5-7 anni, semplificando le autorizzazioni e accelerando la messa in servizio degli impianti, per rafforzare la sovranità tecnologica europea.
Le regole europee cambiano in fretta anche per le piattaforme digitali. Nel settembre 2026, le autorità antitrust dell'UE hanno imposto a Google di aprire i servizi Gemini anche ai concorrenti nella ricerca e nell'AI. È il Digital Markets Act in azione. L'obiettivo è chiaro: limitare il potere delle Big Tech, spingere concorrenza e interoperabilità tra piattaforme. Lo confermano anche recenti decisioni regolatorie europee.
Formazione avanzata e dialogo aperto
Il Master MEEC - Mobilità Elettrica ed Economia Circolare ha lanciato l'iniziativa. Severini è stato invitato anche per un Executive Course di 12 ore su "Software Product Management - From Technology to Business". Il corso si tiene il 5 e 6 ottobre. È rivolto a studenti, professionisti e aziende. L'obiettivo è chiaro: collegare università e imprese. Si sperimentano nuovi format di alta formazione, puntando sul valore dell'AI nel Product Management.
Il seminario del 6 ottobre, invece, è aperto a tutta la comunità universitaria e al pubblico interessato. Si vuole allargare il confronto alle implicazioni economiche, ambientali, sociali ed etiche della trasformazione digitale. Partecipazione gratuita, ma serve prenotarsi online.
Sovranità digitale europea sotto la lente
Il tema della sovranità digitale europea non è nuovo. Ma oggi la pressione delle Big Tech e il peso crescente delle infrastrutture AI rendono il confronto urgente. Come già riportato, la questione non riguarda solo la compliance normativa. Conta il controllo reale su dati e tecnologie strategiche.
La velocità delle trasformazioni digitali rischia di lasciare indietro interi settori e territori. Portare il dibattito all'Università della Calabria è una scelta forte. La sovranità digitale non si può delegare. Non si può rimandare. Solo un confronto aperto tra università, imprese e cittadini può portare risposte concrete. Non basta guardare. Bisogna agire. L'evento del 6 ottobre sarà un test vero. L'Europa è pronta a riprendersi il controllo del suo destino digitale?