Nonostante la diffusione dei servizi cloud, molte aziende italiane continuano a utilizzare file server locali per motivi di costo, controllo e conformità. Ecco cinque pratiche fondamentali per amministrarli in modo sicuro ed efficiente.
Nonostante la crescita dei servizi cloud, molte organizzazioni italiane scelgono ancora i file server locali per l'archiviazione dei dati, grazie a costi contenuti, maggiore controllo e rispetto delle normative. Tuttavia, indipendentemente dalla posizione dei dati, la governance degli accessi resta cruciale per la sicurezza.
Perché i file server restano centrali nelle aziende
Anche nell'era del cloud, numerose realtà mantengono file server on-premises accanto a soluzioni SaaS. Questa configurazione ibrida consente di gestire grandi volumi di dati, controllando direttamente costi, rischi, backup e accessi. Se da un lato la comodità del cloud spinge molte aziende verso la migrazione, dall'altro fattori come l'aumento dei prezzi, la proprietà dei dati e le normative portano molte organizzazioni a rallentare o rivedere la propria strategia cloud. Di conseguenza, il file server tradizionale continua a essere un pilastro dell'infrastruttura IT.
Le 5 regole d'oro per la sicurezza dei file server
Gestire i file server in modo sicuro richiede attenzione e metodo. Ecco cinque best practice essenziali per ogni amministratore:
1. Non assegnare mai permessi direttamente agli utenti
Per concedere l'accesso a una cartella, è fondamentale utilizzare gruppi di sicurezza dedicati e con una nomenclatura coerente, come ad esempio fs_finance_read. Assegnare permessi direttamente agli utenti rende difficile tracciare le autorizzazioni e può creare falle nella sicurezza, soprattutto in ambienti con molte directory.
2. Utilizzare la struttura AGDLP per i gruppi
Oltre ai gruppi di sicurezza, è consigliabile creare gruppi globali che riflettano i ruoli aziendali (es. vendite, HR) e inserirli nei gruppi di permesso specifici. Questo modello, noto come AGDLP (Account, Global, Domain Local, Permission), permette di gestire gli accessi in modo più efficiente e di implementare un controllo basato sui ruoli.
3. Permessi di condivisione ampi, controllo tramite NTFS
I permessi di condivisione regolano l'accesso alle risorse di rete, ma i permessi NTFS offrono un controllo più granulare sia per l'accesso locale che remoto. La prassi migliore è impostare permessi di condivisione permissivi (ad esempio Change per gli utenti, Full Control per gli admin) e limitare l'accesso tramite NTFS.
4. Evitare di interrompere l'ereditarietà dei permessi
Gestire i permessi ai livelli superiori della struttura delle cartelle e lasciare che si propaghino in modo ereditario semplifica la governance. È preferibile non impostare permessi espliciti oltre il secondo o terzo livello della directory, evitando così complicazioni e rischi di errori.
5. Applicare il Principio del Minimo Privilegio
Ogni utente deve avere solo i permessi strettamente necessari per svolgere il proprio lavoro, con il livello più restrittivo possibile. Questo principio va verificato periodicamente, poiché ruoli e necessità cambiano nel tempo. Audit regolari e strumenti di governance centralizzata sono fondamentali per mantenere la coerenza e la sicurezza degli accessi.
Automazione e governance: il ruolo delle piattaforme dedicate
Anche seguendo tutte le best practice, la gestione dei file server resta complessa e dispendiosa in termini di tempo, soprattutto in ambienti IT articolati. Soluzioni automatizzate come tenfold permettono di semplificare la gestione dei permessi, automatizzare i flussi di approvazione e ottenere una visibilità completa su chi ha accesso a cosa, sia su file server locali che su risorse cloud.
Grazie a strumenti di Identity Governance, Data Access Governance e auditing avanzato, piattaforme come tenfold aiutano le aziende a mantenere il controllo sugli accessi e a rispettare le normative, riducendo il rischio di errori e violazioni.
Articolo sponsorizzato e redatto da Tenfold Software.