Le aziende di intelligenza artificiale stanno acquistando in massa libri rari per digitalizzarli e addestrare i loro modelli, ma i librai temono che molte opere preziose vengano distrutte e perse per sempre. La pratica solleva preoccupazioni sulla tutela del patrimonio culturale.
Negli ultimi mesi, diversi librai hanno notato un aumento insolito di acquisti in blocco di libri rari e fuori catalogo, spesso da parte di acquirenti anonimi o aziende poco note. Secondo numerose segnalazioni, dietro queste operazioni ci sarebbero società di intelligenza artificiale interessate a digitalizzare testi di alta qualità per migliorare i propri modelli linguistici.
La corsa ai dati e la distruzione dei libri
Le aziende AI sono alla ricerca di contenuti originali e coinvolgenti, spesso disponibili solo in libri stampati e non accessibili online. Per digitalizzare rapidamente grandi quantità di testi, molte società ricorrono a metodi che prevedono la distruzione fisica dei volumi: le pagine vengono strappate, scansionate e poi eliminate, mentre le copertine finiscono nei trituratori. Questo processo, sebbene efficiente dal punto di vista industriale, comporta la perdita definitiva di copie fisiche di opere spesso introvabili.
Preoccupazioni per il patrimonio culturale
I librai e gli appassionati di libri antichi esprimono forte preoccupazione: temono che la digitalizzazione selvaggia possa cancellare per sempre parte del patrimonio culturale, soprattutto quando si tratta di edizioni rare o uniche. Molti sottolineano che esistono alternative meno distruttive, come la scansione non invasiva, ma queste richiedono più tempo e risorse. La mancanza di trasparenza da parte delle aziende AI alimenta il sospetto che la pratica sia più diffusa di quanto si pensi.
Verso una regolamentazione?
Il dibattito si sta allargando anche a livello europeo, dove si discute sulla necessità di regolamentare l'accesso ai libri per l'addestramento dei modelli AI e di tutelare le opere rare. In Italia, alcune associazioni di categoria chiedono maggiore vigilanza e trasparenza sulle attività di digitalizzazione, per evitare che la corsa all'innovazione tecnologica comprometta la conservazione della memoria storica.