Amazon Netflix Google e Disney ottengono un seggio nel board Audicom. Per la prima volta in Europa le piattaforme digitali partecipano direttamente alla governance della misurazione crossmediale. Il mercato italiano dei media cambia volto.
Amazon, Netflix, Google/YouTube e Disney non restano più spettatori: ora siedono direttamente nel consiglio di amministrazione di Audicom, il Joint Industry Committee che detta le regole della misurazione dei media in Italia. L'ingresso delle piattaforme digitali nella governance segna una svolta che nessun altro JIC europeo aveva mai osato: la rappresentanza online entra ufficialmente nella stanza dei bottoni.
Il nuovo assetto nasce da una decisione dell'assemblea straordinaria dei soci Audicom, che ha approvato l'aumento di capitale e un nuovo statuto. Il risultato? Anitec-Assinform, associazione di riferimento per i big tech, ottiene il mandato di rappresentare Amazon, Netflix, Google/YouTube e The Walt Disney Company Italia nel board. Un cambio di paradigma reso possibile dalla delibera 87/26/CONS di Agcom, che ha aperto la strada a una governance finalmente allineata con la realtà di un mercato dominato dalla distribuzione multipiattaforma dei contenuti.
Un nuovo equilibrio tra stampa e digitale
La presenza diretta delle piattaforme digitali nel consiglio Audicom non è solo simbolica. L'obiettivo dichiarato è sviluppare una misurazione integrata e crossmediale, capace di offrire dati certificati e comparabili tra stampa e online. Marco Travaglia, presidente di Audicom, lo definisce "un passaggio storico" che rafforza la capacità del sistema di riflettere l'evoluzione del mercato e pone le basi per una misurazione condivisa da tutti gli operatori.
La sfida è concreta: integrare le competenze di chi ogni giorno misura la fruizione digitale dei contenuti con le esigenze di editori, inserzionisti e agenzie. Massimo Dal Checco, presidente di Anitec-Assinform, parla di "ultimo miglio verso un modello di rilevazione integrato e crossmediale", in linea con le indicazioni dell'Autorità. Il nuovo consiglio di amministrazione, che si insedierà il 14 settembre 2026, vedrà rappresentate tutte le anime della filiera: UPA, Anitec-Assinform, Fedoweb, FIEG e UNA.
Le piattaforme digitali entrano nel cuore della misurazione
Con questa operazione, Audicom diventa il primo JIC europeo a formalizzare la presenza delle piattaforme digitali nella propria governance. Un precedente che potrebbe fare scuola anche fuori dai confini italiani, soprattutto in un contesto in cui la convergenza tra mezzi, dispositivi e modalità di accesso ai contenuti rende obsolete le vecchie distinzioni tra stampa e digitale.
La fusione tra Audiweb e Audipress, da cui è nato Audicom, aveva già posto le basi per una ricerca integrata sulla fruizione dei contenuti editoriali e pubblicitari. Ora, con l'ingresso di Anitec-Assinform e dei colossi digitali, la sfida si sposta sulla definizione di metodologie condivise e riconosciute da tutte le componenti del mercato. Un tema che richiama anche la questione della sovranità digitale e della necessità di ridurre la dipendenza da metriche imposte dai grandi player internazionali, come già riportato in precedenza.
Chi vince e chi rischia di perdere
Per le piattaforme digitali, il vantaggio è evidente: poter incidere direttamente sulle regole della misurazione significa evitare metriche penalizzanti e garantire la valorizzazione dei propri dati. Per gli editori tradizionali, invece, la partita si fa più complessa: la presenza dei big tech nel board impone un confronto serrato sulle metodologie e rischia di ridurre il peso delle istanze storiche della stampa.
Il nuovo equilibrio non sarà indolore. La vera posta in gioco è la credibilità dei dati che guidano investimenti pubblicitari e strategie editoriali. Se la governance saprà davvero produrre una misurazione trasparente, certificata e condivisa, il mercato italiano potrà finalmente uscire dall'opacità che ha spesso favorito i più forti. Ma se la presenza delle piattaforme si tradurrà solo in una difesa degli interessi dei big, il rischio è di vedere rafforzate le asimmetrie già esistenti.
Audicom ha scelto la strada della rappresentanza allargata, ma ora dovrà dimostrare che la nuova governance non è solo una vetrina per i colossi digitali. La partita si gioca sulla capacità di costruire un sistema di rilevazione che non sia ostaggio né della stampa né delle piattaforme, ma che restituisca finalmente al mercato dati affidabili e utili per tutti. In un'Italia dove la trasparenza della misurazione è sempre stata terreno di scontro, questa svolta rappresenta un banco di prova senza appello: o si costruisce davvero un modello condiviso, oppure la governance rischia di diventare solo un nuovo campo di battaglia tra vecchi e nuovi poteri.