Un'ondata di phishing ha colpito milioni di caselle email sfruttando caratteri Unicode invisibili per eludere i filtri antispam. Microsoft denuncia una tecnica che sfrutta l'AI per rendere le truffe finanziarie quasi irriconoscibili ai sistemi di sicurezza.
Un'ondata di phishing senza precedenti ha travolto le caselle di posta di milioni di utenti, sfruttando una tecnica tanto semplice quanto devastante: l'inserimento di caratteri Unicode invisibili all'interno delle parole chiave finanziarie. Il risultato? I filtri antispam, anche quelli più sofisticati, sono stati aggirati con una facilità disarmante, lasciando passare messaggi fraudolenti che a occhio umano sembrano del tutto innocui.
Microsoft ha lanciato l'allarme dopo aver rilevato che, per circa tre mesi, i criminali informatici hanno orchestrato una campagna di phishing ad altissimo volume, raggiungendo picchi di oltre 2 milioni di email al giorno nei giorni feriali e rallentando solo nei weekend. Il picco massimo è stato registrato il 26 febbraio 2026, con una distribuzione che ha seguito un ritmo settimanale preciso: silenzio nel fine settimana, ripresa massiccia il lunedì.
Come funziona l'ASCII smuggling e perché i filtri falliscono
La chiave dell'attacco risiede nell'uso dei caratteri del blocco Unicode Tags (U+E0000-U+E007F), originariamente pensati per il tagging linguistico e oggi deprecati. Questi caratteri, invisibili all'utente, vengono inseriti all'interno di parole come "funding", trasformandole in sequenze come "fun⟨U+E0020⟩ding". Per chi legge, la parola appare normale, ma i filtri che cercano corrispondenze letterali o pattern regolari non la riconoscono più come termine sospetto.
Il fenomeno, noto come ASCII smuggling, sfrutta il fatto che i modelli linguistici AI e i sistemi di filtraggio non sono in grado di distinguere tra testo genuino e istruzioni nascoste tra caratteri non visibili. Questo apre la porta a prompt injection e ad attacchi che sfruttano la fiducia nei sistemi automatizzati di analisi del linguaggio.
Le piattaforme coinvolte e i domini usati per la truffa
La campagna ha sfruttato centinaia di domini usa e getta a tema finanziario, tra cui guardiangrowthfunding[.]com, digitalcapitalboost[.]com e advancefundingboost[.]com, per inviare email che imitavano offerte di prestiti aziendali, linee di credito e finanziamenti anticipati. Tutti i link presenti nei messaggi venivano instradati attraverso i domini di tracciamento di ActiveCampaign, piattaforma di marketing automatizzato che, secondo Microsoft, è stata sfruttata per dare legittimità e scalabilità all'operazione.
ActiveCampaign ha dichiarato di aver testato i propri sistemi di moderazione anche con messaggi contenenti caratteri Unicode invisibili, affermando che tali email ricevono lo stesso verdetto delle versioni non offuscate. Tuttavia, l'abuso di account legittimi su piattaforme di invio condivise complica ulteriormente il filtraggio basato sulla reputazione degli IP e dei domini.
Obiettivi e rischi per le PMI e i richiedenti prestiti
Secondo il team Fortra Intelligence and Research Experts (FIRE), la campagna si inserisce in una strategia più ampia che mira a raccogliere informazioni dettagliate su aziende e richieste di prestiti, con l'obiettivo di preparare attacchi di spear-phishing ancora più mirati in futuro. I siti di phishing generati sono altamente personalizzati e sfruttano l'automazione AI per adattarsi a diversi domini e scenari, rendendo la truffa estremamente credibile e difficile da individuare.
Il rischio principale ricade sulle PMI e sui richiedenti di prestiti SBA, che si trovano esposti a furti di dati sensibili e potenziali frodi finanziarie. La capacità di produrre milioni di email personalizzate ogni giorno, sfruttando piattaforme di marketing legittime, rappresenta un salto di qualità nelle tecniche di ingegneria sociale.
La risposta delle aziende e le implicazioni per la sicurezza
Microsoft sottolinea che l'origine delle email da piattaforme con reputazione consolidata, come ActiveCampaign, rende inefficaci molte delle difese basate sulla reputazione e sull'autenticazione. L'azienda invita a rafforzare i controlli sui contenuti e a sviluppare filtri in grado di riconoscere pattern offuscati, anche quando i caratteri invisibili vengono rimossi o normalizzati dai client di posta.
Il tema non è nuovo: già in passato l'uso di caratteri simili o invisibili era stato segnalato come vettore di attacchi, ma la scala e la precisione raggiunte da questa campagna rappresentano un salto di qualità. Un precedente approfondimento aveva già evidenziato la pericolosità di queste tecniche, ma l'evoluzione recente mostra che i criminali sono sempre più abili nell'adattare le strategie alle nuove difese AI.
La realtà è che la corsa tra difensori e attaccanti si gioca ormai su dettagli tecnici che sfuggono all'utente comune. L'uso di caratteri Unicode invisibili per aggirare i filtri non è solo una trovata ingegnosa, ma il segnale che le infrastrutture di sicurezza tradizionali sono ormai insufficienti contro attacchi che sfruttano l'automazione e la personalizzazione AI. Finché le piattaforme di marketing e i sistemi di filtraggio non saranno in grado di riconoscere e neutralizzare queste forme di offuscamento, le PMI e i privati resteranno esposti a rischi crescenti. È il momento di abbandonare la fiducia cieca nei filtri automatici e investire in strategie di difesa più intelligenti e proattive, perché la prossima ondata di phishing sarà ancora più difficile da fermare.