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Migrazione 6G senza caos la scommessa del Multi-Rat Spectrum Sharing

Giuseppe Attardi Autore di tecnologia e AI QWERTYmag

Scritto da Giuseppe Attardi

Migrazione 6G senza caos la scommessa del Multi-Rat Spectrum Sharing QWERTYmag © www.qwertymag.it
Migrazione 6G senza caos la scommessa del Multi-Rat Spectrum Sharing © www.qwertymag.it

Ngmn Alliance impone una svolta netta: il Multi-Rat Spectrum Sharing deve essere la base per il passaggio dal 5G al 6G. L'obiettivo è chiaro: evitare la frammentazione che ha rallentato il 5G, ridurre i costi e garantire una transizione sostenibile per operatori e utenti.

Il futuro del 6G si gioca ora su una scelta di campo: o si impone una rotta unica e disciplinata, oppure si rischia di ripetere il disastroso mosaico di opzioni che ha frenato il 5G. La Ngmn Alliance non lascia spazio a interpretazioni: il Multi-Rat Spectrum Sharing (Mrss) deve essere la soluzione di riferimento per la migrazione, con alternative ammesse solo in caso di lacune tecniche dimostrate e valore aggiunto concreto.

La posta in gioco è altissima. Laurent Leboucher, presidente del consiglio di amministrazione Ngmn Alliance e CTO di Orange Group, lo dice senza mezzi termini: "Il percorso di migrazione dal 5G al 6G determinerà il costo dell'implementazione e la fattibilità economica delle nuove capacità. L'Mrss consente il riutilizzo flessibile dello spettro 5G per i servizi 6G, con impatto limitato sulla capacità 5G e sull'esperienza utente". Ma la promessa di una transizione indolore resta appesa a una condizione: la progettazione Mrss dovrà funzionare con l'hardware 5G già installato e mantenere un overhead di controllo minimo.

Il nodo hardware e la lezione del 5G

Gli operatori non vogliono più pagare il prezzo di una frammentazione tecnica che moltiplica costi e ritardi. Guangyi Liu di China Mobile, membro del board Ngmn, è netto: "Il 5G ci ha insegnato una dura lezione: troppe opzioni di migrazione hanno portato a frammentazione, ritardi e costosi ammodernamenti. Per il 6G, non ripetiamo lo stesso errore". Luke Ibbetson di Vodafone rincara: "Il 6G deve basarsi sulle solide fondamenta del 5G e non innescare una sostituzione non necessaria delle infrastrutture già implementate".

La questione hardware è cruciale. Gli operatori chiedono che il 6G sia introdotto, dove possibile, tramite aggiornamenti software sulle infrastrutture 5G esistenti. Solo benefici tecnici dimostrabili potranno giustificare la richiesta di nuovo hardware nelle bande già in uso. La finestra di lavoro del 2026 sarà decisiva per capire quali apparati 5G potranno supportare il 6G e quali aggiornamenti saranno davvero necessari.

Alternative sotto stretta sorveglianza

La Ngmn non chiude la porta a soluzioni come Dual Connectivity o Dual Stack, ma le relega a ruoli di riserva per scenari specifici. Ogni alternativa dovrà dimostrare di colmare gap precisi che l'Mrss non può risolvere e offrire un valore incrementale tale da giustificare la maggiore complessità per dispositivi, Ran, core network e operatività. L'evoluzione architetturale del 6G core influenzerà direttamente la complessità e il valore delle opzioni di migrazione: se il 6G Core sarà solo un'evoluzione del 5G Core o una rottura netta, cambierà tutto per apparati e operatori.

La guida aggiornata della Ngmn, pubblicata in vista della plenaria 3GPP di settembre in Spagna, impone una valutazione rigorosa: ogni opzione alternativa dovrà essere fondata su esigenze reali e non moltiplicare inutilmente percorsi paralleli. È proprio questa moltiplicazione che, secondo gli operatori, ha complicato il ciclo 5G e frammentato ecosistemi e supply chain.

Efficienza e prove sul campo

La Ngmn chiede di concentrare gli sforzi su test concreti dell'efficienza Mrss: overhead dei canali di controllo, allocazione dinamica tra utenti 5G e 6G, condivisione delle risorse di banda base, supporto su spettro Fdd e Tdd, carrier aggregation 6G. Solo dati reali potranno chiarire quanto sia agevole la migrazione e se l'Mrss sia davvero la soluzione preferenziale.

Il precedente del Dynamic Spectrum Sharing tra 4G e 5G pesa come un monito: il Dss ha avuto un impatto limitato, frenato da costi iniziali elevati e benefici prestazionali insufficienti. Per il 6G, la Ngmn pretende un salto di qualità: il Mrss dovrà essere più efficiente, più flessibile e meno costoso da implementare.

Standard completi e tempistiche realistiche

La Ngmn mette in guardia contro l'anticipo del mercato a scapito della qualità degli standard. Chiede che la Release 21 del 3GPP, la prima specifica 6G, includa in un unico rilascio sia Ran sia core network, evitando rollout a fasi che confondano la proposta di valore per i clienti. Meglio ritardare la chiusura della Release 21 che lanciare uno standard incompleto. L'introduzione commerciale del 6G è attesa nei primi anni del 2030, ma la priorità resta la solidità tecnica e la sostenibilità degli investimenti.

Il tema della sostenibilità degli investimenti e della filiera tecnologica non è nuovo: anche nel settore dei semiconduttori, come riportato recentemente, la pressione per evitare sprechi e duplicazioni è ormai centrale nelle strategie industriali.

Una sola strada per il 6G

La Ngmn Alliance detta la linea: il 6G dovrà nascere su basi solide, evitando la proliferazione di opzioni che ha zavorrato il 5G. Il Multi-Rat Spectrum Sharing è la chiave per una migrazione sostenibile, con bassi costi operativi e massimo riutilizzo dell'hardware. Ogni alternativa dovrà superare una soglia di valore e fattibilità molto alta. Se l'industria saprà mantenere la rotta, il 6G potrà davvero offrire reti più intelligenti, servizi immersivi e automazione senza replicare gli errori del passato. Ma se prevarranno le logiche di frammentazione e le fughe in avanti, il rischio è un'altra generazione mobile nata già vecchia, costosa e poco interoperabile. La partita si gioca ora, e la posta è la credibilità stessa dell'innovazione nelle reti mobili.

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