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Trump valuta maxi dazi sui chip: allarme dell'industria AI USA

Giuseppe Attardi Autore di tecnologia e AI QWERTYmag

Scritto da Giuseppe Attardi

Trump valuta maxi dazi sui chip: allarme dell'industria AI USA QWERTYmag © www.qwertymag.it
Trump valuta maxi dazi sui chip: allarme dell'industria AI USA © www.qwertymag.it

L'industria tecnologica statunitense lancia l'allarme: i nuovi dazi sui semiconduttori proposti da Donald Trump potrebbero frenare l'innovazione nell'AI, colpendo data center, console e dispositivi di consumo, con pesanti ricadute economiche e ritardi nelle infrastrutture.

L'industria tecnologica americana è in allerta per l'imminente annuncio di nuovi dazi sui semiconduttori da parte di Donald Trump, che secondo fonti di Politico potrebbero essere introdotti nelle prossime settimane o mesi. Le associazioni di settore temono che l'estensione delle tariffe a una vasta gamma di prodotti tecnologici, dai chip stessi ai server per data center e alle console da gioco, possa mettere a rischio la leadership statunitense nell'intelligenza artificiale.

Secondo otto fonti vicine all'amministrazione Trump, il piano tariffario è ancora in fase di definizione, ma una delle ipotesi più temute prevede l'applicazione dei dazi non solo ai semiconduttori, ma anche a tutti i prodotti che li contengono, inclusi dispositivi usati o ricondizionati. Le stime della Computer and Communications Industry Association (CCIA) parlano di una perdita annua di circa 90 miliardi di dollari di PIL e del rischio di ritardo o cancellazione per il 20% dei progetti di data center previsti fino al 2030. Paradossalmente, i dazi potrebbero incentivare la costruzione di data center fuori dagli Stati Uniti, l'opposto dell'obiettivo dichiarato di Trump di rafforzare la produzione nazionale.

Impatto su consumatori e innovazione AI

Le conseguenze dei dazi potrebbero ricadere anche sui consumatori, con aumenti di prezzo per smartphone, laptop, tablet, smartwatch, dispositivi connessi e veicoli, in un momento in cui molte famiglie americane sono già sotto pressione economica. Inoltre, la disponibilità di nuovi prodotti tecnologici, inclusi quelli con funzionalità AI avanzate, potrebbe subire ritardi, limitando la scelta e rallentando l'adozione dell'intelligenza artificiale proprio quando gli Stati Uniti sono in posizione di vantaggio globale.

La CCIA, in una lettera indirizzata a maggio al Segretario al Tesoro Scott Bessent e firmata da una ventina di associazioni, ha sottolineato che i dispositivi di consumo rappresentano il principale punto di accesso degli americani agli strumenti AI. Se i dazi rendessero questi prodotti meno accessibili, l'adozione dell'AI rischierebbe di rallentare drasticamente.

Lobby e tensioni con l'amministrazione

Il settore tecnologico ha intensificato il pressing su Trump per ottenere almeno l'esenzione dei data center dai nuovi dazi, ma secondo Politico i colloqui con l'amministrazione sono diventati sempre più tesi. Il Segretario al Commercio Howard Lutnick sarebbe favorevole a una linea dura, legando eventuali esenzioni agli investimenti di aziende straniere nella produzione di chip negli Stati Uniti, come nel caso di Taiwan Semiconductor Manufacturing Co.

La scarsità di semiconduttori di fascia alta, destinata a durare almeno fino al 2027 secondo Gartner, rischia di aggravarsi ulteriormente con l'introduzione dei dazi, facendo lievitare i prezzi e penalizzando aziende come Nvidia, Advanced Micro Devices e Apple, che dipendono da fornitori esteri. Al contrario, le aziende cinesi potrebbero trarre vantaggio dalla situazione, spostando parte del business in Cina per aggirare le tariffe.

Il rischio di un impatto negativo sulle infrastrutture AI statunitensi è concreto: come sottolineato anche da un recente approfondimento di QWERTYmag sulle carenze di potenza di calcolo in Europa, la disponibilità di chip e la rapidità nello sviluppo dei data center sono fattori chiave per la competitività tecnologica globale.

Le richieste dell'industria e possibili scenari

Le associazioni di categoria chiedono che, se i dazi dovessero essere introdotti, vengano applicati in modo mirato e graduale, escludendo almeno i semiconduttori destinati ai server AI e abbassando l'aliquota dal 25% al 10% per evitare i danni peggiori. Tra le proposte, anche l'esenzione per prodotti con contenuto minimo di semiconduttori o per quelli in cui i chip non sono essenziali, oltre a evitare la doppia tassazione su chip e prodotti derivati.

Il settore sottolinea che la capacità produttiva nazionale di chip richiederà anni per essere potenziata e che, nel frattempo, le aziende resteranno dipendenti dalle importazioni. Politico riporta che l'amministrazione Trump starebbe valutando un sistema di quote duty-free legate agli investimenti produttivi negli USA, ma secondo le associazioni il volume di chip esentati sarebbe insufficiente a coprire la domanda, soprattutto per i grandi operatori cloud e AI.

In questo scenario, l'industria teme che i dazi possano trasformarsi in un ostacolo proprio nel momento in cui gli investimenti in capacità produttiva e infrastrutture AI negli Stati Uniti sono ai massimi storici. Le associazioni chiedono invece politiche che accelerino i permessi, lo sviluppo delle infrastrutture e il rafforzamento della filiera, senza imporre costi aggiuntivi che rischiano di frenare l'innovazione e la competitività americana.

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