Il nuovo Cloud & AI Study rivela che l'Europa potrebbe affrontare un deficit di capacità di calcolo fino a 20 GW entro il 2036, minacciando autonomia tecnologica e competitività. Lo studio suggerisce interventi legislativi e finanziari per colmare il gap.
L'Unione europea si trova di fronte a una sfida cruciale: la domanda di infrastrutture di calcolo, spinta dall'adozione crescente dell'intelligenza artificiale nei settori economici e nei servizi pubblici, rischia di superare di gran lunga l'offerta disponibile nei prossimi anni. Il Cloud & AI Study, commissionato dalla Direzione generale Connect della Commissione europea e completato nel luglio 2026, mette in luce un divario crescente tra domanda e offerta di capacità nei data center, con potenziali ripercussioni sulla competitività e sull'autonomia tecnologica del continente.
Secondo lo studio, già nel 2025 il gap tra domanda e offerta nei Ventisette si attesta a circa 3 GW, con una domanda di 15,3 GW e un'offerta di 12,4 GW. Se le tendenze attuali dovessero proseguire, il deficit potrebbe salire a 14 GW nel 2030 e raggiungere i 20 GW nel 2036. Il principale motore di questa crescita è l'intelligenza artificiale, che richiede hardware specializzato e infrastrutture ad alte prestazioni per addestramento, fine-tuning e inferenza dei modelli.
Ostacoli infrastrutturali e autorizzativi
La costruzione di nuovi data center è rallentata da procedure autorizzative lunghe e frammentate, che possono richiedere fino a 48 mesi. A questi si aggiungono i limiti delle reti elettriche e la disponibilità di energia e acqua, elementi fondamentali per il funzionamento dei centri dati. Il costo medio di realizzazione di un data center si aggira sui 12,7 milioni di euro per MW, e colmare il gap richiederà investimenti per decine di miliardi di euro nel prossimo decennio.
Mercato cloud: concentrazione e rischi di dipendenza
Il mercato europeo del cloud è fortemente dominato da hyperscaler extra-Ue, che detengono il 72% della quota, mentre i fornitori europei sono scesi dal 27% del 2017 al 13% del 2022. Questa concentrazione comporta rischi di lock-in e limita la sovranità tecnologica europea. Inoltre, la frammentazione normativa tra Stati membri, soprattutto in materia di procurement e sicurezza, ostacola la creazione di un vero mercato unico digitale.
Strategie per colmare il gap
Il Cloud & AI Study analizza tre livelli di intervento, individuando nella soluzione legislativa e finanziaria a livello europeo il miglior rapporto costi-benefici. Gli operatori di data center tendono a preferire misure nazionali di supporto e semplificazione, mentre le PMI e le autorità pubbliche spingono per un coordinamento europeo. Una definizione comune di servizi cloud e AI sovrani potrebbe ridurre l'incertezza e favorire la concorrenza, mentre la pubblica amministrazione viene vista come leva per orientare il mercato verso soluzioni interoperabili.
Investimenti e ruolo della pubblica amministrazione
Tra le proposte più ambiziose figura la creazione di un marketplace europeo e l'adozione di modelli di procurement congiunto, con un potenziale risparmio stimato in 4,6 miliardi di euro. Tuttavia, aumentare la capacità infrastrutturale non basta: è fondamentale evitare che la crescita si traduca in una maggiore dipendenza dai grandi hyperscaler extra-Ue.
Il quadro normativo e le prospettive future
Il Cloud & AI Study offre una mappa dettagliata delle criticità che il futuro Cloud and AI Development Act dovrà affrontare: dal gap di capacità ai tempi autorizzativi, dai colli di bottiglia energetici alla concentrazione del mercato. In questo scenario, la digitalizzazione europea rischia di essere rallentata se non si interviene con decisione su più fronti.
La questione delle infrastrutture digitali e della capacità di calcolo si inserisce in un contesto più ampio di trasformazione tecnologica, dove anche la diffusione di reti come il 5G Standalone, analizzata in un recente approfondimento sulle strategie degli operatori europei, mostra come la competitività digitale dell'Europa dipenda da scelte infrastrutturali e regolatorie coordinate.
In sintesi, la partita per il cloud e l'intelligenza artificiale è destinata a diventare centrale nella politica industriale digitale europea, con l'obiettivo di costruire un mercato sostenibile, competitivo e autonomo dal punto di vista tecnologico.