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Burlando punta sulle reti nazionali per la sovranità digitale

Giuseppe Attardi Autore di tecnologia e AI QWERTYmag

Scritto da Giuseppe Attardi

Burlando punta sulle reti nazionali per la sovranità digitale QWERTYmag © www.qwertymag.it
Burlando punta sulle reti nazionali per la sovranità digitale © www.qwertymag.it

Al Forum di Roma, l'amministratore delegato di Bancomat ha descritto la sovranità europea come una rete di infrastrutture nazionali collegate. I dati su cloud e data center mostrano il divario del mercato europeo.

Il 14 ottobre 2026, al Forum Italiano Innovazione e Sostenibilità 2026 organizzato da Remind a Roma, Fabrizio Burlando, amministratore delegato di Bancomat, ha indicato la collaborazione tra infrastrutture nazionali come la strada per la sovranità digitale e finanziaria europea. L'obiettivo, ha detto, non è sostituire queste infrastrutture con un unico sistema. Nei pagamenti, collegare piattaforme nazionali ed europee può dare scala e resilienza: i servizi devono continuare anche quando un'infrastruttura esterna non è disponibile, e reggere a frodi e attacchi informatici.

La sua posizione, in breve.

Burlando ha affermato che "la sovranità digitale e finanziaria europea non si costruisce sostituendo le capacità dei singoli Paesi, ma mettendole in connessione: deve essere la somma delle sovranità nazionali e della loro capacità di collaborare".

Nei servizi pubblici, un esempio di questo approccio è l'Interoperable Europe Act. La norma prevede di valutare gli effetti delle decisioni amministrative rilevanti sulla compatibilità transfrontaliera. La Commissione europea promuove CAMSS, uno strumento per favorire un'applicazione più coerente degli standard. Promuove anche TESTA, una rete IP privata e protetta per lo scambio di dati riservati tra amministrazioni nazionali ed europee. La Commissione descrive la condivisione transfrontaliera delle informazioni come il principio alla base dell'interoperabilità. Le iniziative sono raccolte nella pagina europea sull'interoperabilità pubblica.

Il coordinamento si estende oltre i confini dell'Unione. La strategia digitale internazionale dell'UE prevede dialoghi tecnici su regolamentazione e tecnologie emergenti; il lavoro sugli standard rientra nello stesso quadro. Nel 2026 l'Unione ha avviato un dialogo digitale con il Kenya il 18 marzo e uno con il Marocco l'8 aprile. Con Rabat è prevista anche una collaborazione sull'interoperabilità delle soluzioni e dei quadri di governo digitale. La Commissione definisce questi incontri scambi strutturati di politica tecnica tra i propri servizi e le autorità dei Paesi partner. Le attività sono descritte nella pagina sui dialoghi digitali UE.

I numeri del mercato tecnologico europeo danno la misura della sfida. Nel 2022 i fornitori europei detenevano il 15% del mercato cloud, in calo dal 29% del 2017. Tre grandi operatori non europei controllavano oltre il 70%. Nel 2025 la capacità installata dei data center nell'UE era di 12,4 GW, circa il 20% del totale mondiale, contro il 42% degli Stati Uniti. Le stime riportate per la Commissione europea indicano che la domanda supera l'offerta di quasi 3 GW. Senza ulteriori interventi, il deficit è previsto a circa 9 GW entro il 2030 e 19 GW entro il 2036. Solo il 12% dell'infrastruttura risultava predisposto per carichi intensivi di intelligenza artificiale.

Un'analisi pubblicata da Accans il 13 ottobre 2026 ha valutato 6.877 fornitori software in 74 Paesi con l'EU Sovereignty Score. La metodologia attribuisce lo stesso peso, il 20%, a ciascuno dei cinque criteri. Tra questi figurano la possibilità di evitare il vincolo a un singolo fornitore e quella di trasferire dati o servizi. Nel campione, le aziende europee erano 93 su 153 nel settore della cybersicurezza. Nell'infrastruttura cloud erano 84 su 119; nella gestione delle identità, 58 su 100.

Anche gli acquisti pubblici pesano sul quadro. Secondo i dati ripresi da iBestuur da uno studio della Linux Foundation, il settore pubblico europeo spende circa 264 miliardi di euro l'anno in tecnologie informatiche proprietarie. Il mercato degli appalti pubblici dell'UE vale circa 2.500 miliardi di euro annui, pari a circa il 15% del PIL dell'Unione. In questo scenario, interoperabilità e standard condivisi incidono sulle infrastrutture. La possibilità di trasferire servizi riguarda anche le scelte di acquisto.

Il tema dell'autonomia tecnologica europea compare anche nell'articolo su SFSCON 2026. Il programma affronta Open Source e AI. Include inoltre hardware aperto e strategie per l'autonomia.

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