CISA segnala che cybercriminali stanno sfruttando una grave vulnerabilità in MLflow, piattaforma open source per l'AI, e invita tutte le agenzie federali a correggere urgentemente i sistemi esposti per evitare furti di credenziali cloud.
La Cybersecurity and Infrastructure Security Agency (CISA) ha lanciato un allarme urgente alle agenzie federali statunitensi: una vulnerabilità critica in MLflow, piattaforma open source per l'ingegneria AI sostenuta dalla Linux Foundation, è attivamente sfruttata da attori malevoli. MLflow, con oltre 30 milioni di download mensili e utilizzata da migliaia di organizzazioni per gestire applicazioni AI, è al centro di questa nuova ondata di attacchi.
Dettagli della vulnerabilità e rischi concreti
La falla, identificata come CVE-2026-64849, riguarda una bypass SSRF (Server-Side Request Forgery) tramite DNS-rebinding nel sistema di webhook di MLflow. Il problema è stato risolto nella versione 3.15.0, ma le istanze non aggiornate restano vulnerabili a intrusioni remote senza necessità di autenticazione. Un attaccante può sfruttare l'endpoint POST /api/2.0/mlflow/webhooks/{id}/test per inviare richieste arbitrarie verso servizi interni o metadati cloud, ottenendo risposte che possono includere credenziali sensibili come quelle AWS IAM.
Obblighi per le agenzie federali e raccomandazioni per tutti
Il 3 luglio, CISA ha inserito la vulnerabilità nel suo catalogo delle minacce attivamente sfruttate, ordinando alle agenzie federali civili di mettere in sicurezza le istanze MLflow entro due settimane, come previsto dalla Binding Operational Directive 26-04. Questa direttiva impone la priorità di patching per asset esposti online, vulnerabilità presenti nel catalogo KEV di CISA, falle sfruttabili in modo automatizzato e rischi di compromissione totale o parziale dei sistemi.
Impatto e contesto nel panorama delle minacce
Sebbene la direttiva sia vincolante solo per le agenzie federali USA, CISA raccomanda a tutti gli amministratori di rete di aggiornare tempestivamente MLflow per prevenire attacchi che potrebbero portare al furto di credenziali cloud e accessi non autorizzati. L'agenzia sottolinea che vulnerabilità di questo tipo rappresentano un vettore di attacco frequente e pericoloso per l'intero ecosistema digitale.
Situazioni simili si sono già verificate in passato: ad esempio, anche i gateway SonicWall SMA1000 sono stati oggetto di attacchi ransomware sfruttando vulnerabilità SSRF, come riportato in un recente approfondimento su altri casi di exploit attivi segnalati da CISA.