La crescita dei data center per l'AI negli USA solleva preoccupazioni per il consumo d'acqua, ma innovazioni tecnologiche e strategie di localizzazione promettono di ridurre l'impatto, soprattutto nelle aree soggette a siccità.
Negli Stati Uniti, la rapida espansione dei data center dedicati all'intelligenza artificiale sta generando proteste da parte delle comunità locali, preoccupate per il consumo di acqua, l'uso di energia e l'inquinamento. Cartelli come "Protect our water" e "Water for people not AI" sono diventati simboli di una crescente tensione, in particolare in stati come Texas, New Mexico e Arizona. I data center utilizzano spesso l'acqua per raffreddare i processori, che possono raggiungere temperature interne fino a 80°C, ma la reale portata del consumo idrico è oggetto di dibattito e le stime variano notevolmente.
Secondo gli esperti, il consumo idrico dei data center rappresenta comunque una frazione rispetto a settori come l'agricoltura o l'industria manifatturiera. Nel 2023, i sistemi di raffreddamento dei data center statunitensi hanno utilizzato circa 66 miliardi di litri d'acqua, meno dell'1% del consumo nazionale. Tuttavia, con la crescita dell'AI, questa cifra potrebbe aumentare sensibilmente, soprattutto nelle regioni già colpite dalla siccità. Studi recenti suggeriscono che entro il 2030 il consumo annuo potrebbe arrivare fino a 1.125 miliardi di litri, pari all'approvvigionamento idrico annuale di New York City.
Strategie per ridurre l'impatto idrico
Le aziende tecnologiche stanno adottando diverse strategie per limitare l'impatto idrico dei data center. L'efficienza dei modelli AI è in costante miglioramento: ad esempio, una stima del 2024 indicava che la redazione di una breve email tramite GPT-4 consumasse 500 ml d'acqua, ma già nel 2025 Google ha ridotto il consumo a poche gocce per una query media con Gemini. Tuttavia, l'aumento esponenziale delle richieste AI rischia di annullare questi progressi se non accompagnato da scelte infrastrutturali mirate.
Uno studio pubblicato su Nature Sustainability prevede che la transizione verso energie rinnovabili, l'ottimizzazione dei processori AI e la scelta di localizzare i data center in aree meno soggette a siccità possano ridurre l'impronta idrica dell'AI fino all'86%. In particolare, regioni come Montana, Nebraska e alcune zone del Texas offrono risorse idriche più abbondanti e fonti rinnovabili, mentre la costruzione di nuovi centri in Arizona, New Mexico e California meridionale rischia di aggravare la crisi idrica locale.
Innovazioni nel raffreddamento e sostenibilità
Le tecnologie di raffreddamento stanno evolvendo rapidamente. I data center AI di nuova generazione sono più efficienti rispetto al passato: molte aziende, tra cui Amazon, Microsoft e Google, adottano sistemi di liquid cooling che raffreddano direttamente i processori tramite tubazioni chiuse, evitando la dispersione d'acqua. Solo durante le ondate di calore più intense si ricorre a sistemi evaporativi che consumano più acqua. In Texas, ad esempio, il raffreddamento a base d'acqua viene utilizzato solo nei mesi estivi più caldi, e si prevede che la quota di consumo idrico dei data center, oggi inferiore all'1%, possa salire tra il 3% e il 9% entro il 2040, anche se l'efficienza tecnologica dovrebbe contenere questa crescita.
Altre soluzioni innovative includono il raffreddamento a immersione e, in Cina, l'installazione di data center sottomarini, anche se questi ultimi presentano sfide di manutenzione. Le aziende si pongono obiettivi ambiziosi: Amazon Web Services punta a diventare "water positive" entro il 2030, restituendo più acqua di quanta ne consuma, mentre Google mira a reintegrare il 120% dell'acqua dolce utilizzata nei suoi data center. Inoltre, il recupero del calore di scarto viene già sfruttato in Europa per alimentare sistemi di riscaldamento urbano, riducendo la dipendenza dai combustibili fossili.
Scelte strategiche e impatto futuro
Il futuro del consumo idrico dell'AI dipenderà dalle decisioni di aziende, ingegneri e policy maker: la localizzazione dei data center, le fonti energetiche e le tecnologie di raffreddamento saranno determinanti. Come sottolinea Eric Masanet dell'Università della California, Santa Barbara, le scelte progettuali possono portare a risultati molto diversi in termini di impatto ambientale. Il tema si inserisce in un dibattito più ampio sulla sostenibilità delle infrastrutture digitali, già affrontato anche in relazione alle emissioni di CO2 dei grandi operatori cloud, come evidenziato in un'analisi sulle emissioni dei data center USA.