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MCP server: come le aziende rischiano di esporre i propri segreti

Matteo Sala Giornalista e analista tecnologico QWERTYmag

Scritto da Matteo Sala

MCP server: come le aziende rischiano di esporre i propri segreti QWERTYmag © www.qwertymag.it
MCP server: come le aziende rischiano di esporre i propri segreti © www.qwertymag.it

I server MCP possono mettere a rischio i segreti aziendali tramite file di configurazione in chiaro, permessi eccessivi e prompt injection, spesso prima che i team di sicurezza siano consapevoli della loro presenza nei sistemi.

I server MCP rappresentano una nuova frontiera per l'integrazione degli agenti AI nei sistemi aziendali, ma portano con sé rischi significativi per la sicurezza dei segreti aziendali. File di configurazione in chiaro, permessi troppo ampi e vulnerabilità come la prompt injection possono esporre credenziali e dati sensibili, spesso senza che i responsabili IT ne siano consapevoli. Con la diffusione degli agenti AI, questa esposizione rischia di diventare una falla critica nella sicurezza delle infrastrutture digitali.

Cos'è il Model Context Protocol (MCP)

Il Model Context Protocol (MCP), introdotto da Anthropic, è uno standard aperto che consente agli assistenti AI di collegarsi a strumenti e dati esterni. Grazie a MCP, un agente AI può accedere a sistemi live, database, file e API, superando i limiti della conoscenza pre-addestrata. Il server MCP funge da intermediario tra l'AI e i sistemi aziendali, esponendo solo le azioni autorizzate. Tuttavia, per operare, il server MCP deve gestire le credenziali dei sistemi a cui si collega, trasformando gli agenti AI in identità attive che possono agire e accedere a dati sensibili tramite API key e token. Una fuga di segreti in questo contesto non solo espone dati, ma permette anche ad attaccanti di agire direttamente sui sistemi aziendali.

Principali modalità di esposizione dei segreti

La praticità dei server MCP comporta che spesso vengano implementati senza le dovute misure di sicurezza. Ecco i rischi più comuni:

Credenziali in chiaro nei file di configurazione: Le chiavi e i token necessari vengono spesso salvati in file locali non cifrati. Questi file possono essere dimenticati su disco, copiati tra macchine o accidentalmente caricati su repository condivisi, diventando facilmente accessibili in caso di compromissione.

Sprawl delle credenziali su server non governati: Senza una gestione centralizzata, le stesse credenziali vengono duplicate su più server e ambienti, rendendo difficile il controllo e la rotazione delle chiavi. Ogni copia rappresenta un potenziale punto di ingresso per un attacco.

Prompt injection: Un attaccante può inserire istruzioni nascoste in documenti o ticket che l'agente AI elabora, inducendolo a eseguire azioni non autorizzate o a rivelare segreti, senza bisogno di violare direttamente il sistema.

Permessi eccessivi: Per evitare errori di autorizzazione, gli sviluppatori tendono a concedere permessi troppo ampi ai server MCP, che spesso finiscono in produzione senza revisione. In caso di compromissione, un agente AI può così accedere a molti più dati del necessario.

Rischio di server esposti: Chiunque può pubblicare un server MCP, creando rischi di supply chain. Un esempio è la vulnerabilità CVE-2025-6514, dove un server malevolo poteva eseguire comandi sul sistema client tramite mcp-remote, esponendo tutte le credenziali gestite dal proxy.

Come proteggere i segreti aziendali sui server MCP

La gestione dei segreti deve adattarsi al nuovo livello introdotto dagli agenti AI e dai server MCP. Alcune best practice fondamentali includono:

  • Centralizzare e non hardcodare i segreti: Utilizzare un vault centralizzato per gestire le credenziali, evitando la dispersione su file di configurazione o variabili d'ambiente.
  • Utilizzare credenziali a breve durata e rotazione automatica: Le chiavi temporanee riducono la finestra di rischio in caso di fuga di dati.
  • Applicare il principio del minimo privilegio: Ogni agente AI deve poter accedere solo alle risorse strettamente necessarie.
  • Richiedere conferma umana per azioni sensibili: Operazioni critiche come la visualizzazione di segreti o la modifica di dati in produzione dovrebbero richiedere un intervento umano.
  • Crittografare i segreti con modelli zero-trust e zero-knowledge: I segreti devono essere cifrati end-to-end e accessibili solo al momento dell'uso.
  • Monitorare e tracciare tutte le azioni degli agenti: Un audit trail completo è essenziale per la compliance e per rispondere rapidamente a eventuali incidenti.
  • Mantenere un inventario aggiornato dei server MCP: La visibilità su tutti i server attivi è fondamentale per evitare la presenza di "shadow AI" non gestite.

Ripensare la gestione dei segreti nell'era degli agenti AI

L'introduzione di MCP ha aggiunto un nuovo livello critico tra agenti AI e sistemi aziendali, che ora custodisce le chiavi di accesso a dati e servizi sensibili. Le organizzazioni devono applicare la stessa disciplina di sicurezza riservata ai sistemi di produzione, centralizzando la gestione delle credenziali e limitando l'accesso degli agenti. Soluzioni come Keeper Secrets Manager, che mascherano i segreti e richiedono conferma prima della rivelazione, rappresentano un approccio efficace per proteggere il layer MCP e ridurre i rischi di esposizione.

Articolo a cura di Ashley D'Andrea, Content Writer presso Keeper Security.

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