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Microsoft Defender blocca i link di Google Search: allarme falsi positivi

Barbara Carminati Autrice di cybersecurity e privacy QWERTYmag

Scritto da Barbara Carminati

Microsoft Defender blocca i link di Google Search: allarme falsi positivi QWERTYmag © www.qwertymag.it
Microsoft Defender blocca i link di Google Search: allarme falsi positivi © www.qwertymag.it

Microsoft Defender per Office 365 sta bloccando erroneamente i link di Google Search, segnalando come pericolosi URL legittimi e generando allarmi per utenti e amministratori. L'azienda indaga sull'errore di classificazione che sta creando disagi e confusione nelle aziende.

Un semplice click su un link di Google Search e ci si ritrova davanti a un muro: "Opening this website might not be safe". È questa la realtà che stanno vivendo oggi numerosi utenti e amministratori IT, colpiti da un errore di Microsoft Defender per Office 365 che trasforma normali risultati di ricerca in presunti vettori di attacco.

Il cuore del problema? Un errore di classificazione che ha portato Defender a identificare come malevoli i link di Google Search, bloccando l'accesso e generando una cascata di avvisi nei portali di sicurezza Microsoft e in Microsoft Sentinel. L'incidente, tracciato come MO1465962, è stato riconosciuto ufficialmente da Microsoft alle 10:30 UTC, ma la società non ha ancora chiarito l'ampiezza geografica o il numero di clienti coinvolti.

Un errore che paralizza la produttività

Le segnalazioni sono arrivate a ondate: utenti che non riescono ad accedere a risorse fondamentali, amministratori sommersi da alert e incidenti nel portale Defender. Copiare e incollare manualmente i link nel browser? Inutile: il blocco resta attivo, segno che la verifica "Safe Links" agisce a livello profondo, riscrivendo gli URL e controllandoli al momento del click su email, Teams e app Office 365.

Microsoft ha confermato che la funzione Safe Links, progettata per fermare phishing e attacchi tramite link malevoli, sta invece colpendo siti legittimi a causa di una "inaccurata classificazione di sicurezza". Il risultato è una paralisi operativa per chi si affida quotidianamente a Google Search per lavoro e collaborazione.

Precedenti e reazioni: non è la prima volta

Non è la prima volta che Microsoft inciampa in falsi positivi di questa portata. Solo lo scorso anno, un bug di Exchange Online aveva portato il sistema antispam a etichettare erroneamente le email provenienti da Gmail come spam, mentre un altro errore aveva causato la quarantena di messaggi legittimi. Più di recente, a febbraio, un malfunzionamento di Exchange Online aveva bloccato l'invio e la ricezione di email, segnalando come phishing anche comunicazioni autentiche.

Questi episodi si inseriscono in una scia di incidenti che mettono in discussione l'affidabilità dei sistemi di sicurezza automatizzati. Come riportato in passato, anche altri servizi Microsoft hanno subito blackout e malfunzionamenti con impatti globali.

Microsoft corre ai ripari, ma la fiducia vacilla

L'azienda ha dichiarato di essere al lavoro per correggere la classificazione errata e ripristinare l'accesso ai link di Google Search. Tuttavia, la comunicazione resta vaga: nessun dettaglio su tempistiche di risoluzione, regioni coinvolte o numeri precisi sugli utenti colpiti. La classificazione dell'incidente come "advisory" suggerisce un impatto limitato, ma la realtà sul campo racconta di aziende bloccate e amministratori costretti a gestire falsi allarmi in piena emergenza.

Quando una soluzione di sicurezza trasforma strumenti essenziali in minacce fantasma, il danno non è solo operativo ma anche reputazionale. Microsoft si trova ancora una volta a dover dimostrare che l'automazione e il machine learning non sono sinonimi di infallibilità. La corsa a correggere l'errore è obbligata, ma la vera sfida sarà riconquistare la fiducia di chi, oggi, si ritrova ostaggio di un algoritmo troppo zelante e di una trasparenza che, nei momenti critici, continua a mancare.

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