Le autorità di Taiwan hanno incriminato nove persone, tra cui un manager senior di Nvidia e due dipendenti di Supermicro, per aver falsificato documenti e facilitato l'esportazione illegale di server AI avanzati verso la Cina, in violazione dei controlli statunitensi.
Le autorità di Taiwan hanno formalmente incriminato nove persone, tra cui un manager senior di Nvidia e due dipendenti di Supermicro, accusati di aver falsificato documenti per mascherare l'esportazione illegale di server AI di fascia alta verso la Cina, in violazione delle restrizioni imposte dagli Stati Uniti. Secondo quanto riportato da Reuters, i nomi degli indagati non sono stati resi pubblici, ma la procura di Keelung ha confermato le accuse di abuso di fiducia e falsificazione di documenti. Un altro sospettato, collegato a un caso correlato, è ancora latitante e accusato di aver sottratto fondi da una società distributrice coinvolta nel facilitare l'accesso della Cina a chip Nvidia soggetti a restrizioni.
Dal 2022, gli Stati Uniti richiedono una licenza specifica per esportare semiconduttori in Cina, con l'obiettivo di tutelare la sicurezza nazionale e mantenere un vantaggio nella corsa all'intelligenza artificiale. Dopo l'arresto negli USA del cofondatore di Supermicro, Wally Liaw, avvenuto a marzo per aver presumibilmente inviato 2,5 miliardi di dollari di server AI vietati in Cina dal 2024, Taiwan ha avviato un'indagine autonoma. Gli investigatori taiwanesi hanno scoperto che i complici avevano tentato di falsificare la documentazione per far sembrare che 130 server B300 fossero installati e operativi in una struttura locale, mentre in realtà 74 di questi sono stati esportati e consegnati a clienti cinesi. I restanti 56 server, anch'essi destinati alla Cina, sono stati bloccati dalla dogana taiwanese dopo aver rilevato irregolarità.
Supermicro e Nvidia sotto pressione: reazioni e indagini
Supermicro ha dichiarato a PC Mag di collaborare pienamente con le autorità taiwanesi e di aver rafforzato le proprie procedure di compliance, sottolineando di non essere oggetto diretto dell'indagine. L'inchiesta ha già coinvolto almeno 12 sedi per individuare i presunti responsabili del contrabbando. Nonostante il coinvolgimento di dipendenti statunitensi, secondo un'analisi di Lauren Barden-Hair pubblicata su The Hill, il cuore dell'operazione sarebbe una società del Sud-Est asiatico senza nome, che avrebbe coordinato le attività con i complici di Supermicro e Nvidia, garantendo per anni alla Cina l'accesso ai chip AI più avanzati di Nvidia.
Prima che emergesse il coinvolgimento diretto di dipendenti Nvidia, il CEO Jensen Huang aveva già criticato pubblicamente Supermicro per le carenze nei controlli interni, chiedendo un rafforzamento delle procedure. Supermicro ha confermato di aver adottato misure correttive e di aver licenziato diversi dipendenti coinvolti, mentre un'indagine interna condotta da terzi ha scagionato i vertici attuali. Tuttavia, la società è stata accusata di non aver rilevato tempestivamente che hardware per miliardi di dollari veniva inviato a clienti sospetti, tanto che alcuni investitori hanno intentato una causa per frode temendo che le vendite fossero dominate da operazioni illecite.
Controlli rafforzati e nuove strategie per bloccare la Cina
I procuratori taiwanesi hanno sottolineato che tutti gli indagati erano pienamente consapevoli delle rigorose procedure interne di Nvidia e Supermicro per l'export verso la Cina. Nonostante il rafforzamento dei controlli da parte di USA e Taiwan, la rete di complici avrebbe agito con crescente audacia, realizzando operazioni sempre più rischiose per soddisfare la domanda cinese di potenza di calcolo. Le autorità di Taiwan hanno dichiarato che il manager Nvidia e i dipendenti Supermicro avrebbero collaborato a vari livelli per ottenere enormi profitti, esportando illegalmente server di fascia alta e danneggiando l'immagine internazionale del Paese.
Gli Stati Uniti stanno valutando ulteriori misure per bloccare l'accesso cinese ai chip Nvidia, tra cui il Remote Access Security Act (RASA), che estenderebbe i controlli anche all'accesso remoto via cloud a hardware e software critici. Questa legge, se approvata, permetterebbe di chiudere una nota scappatoia che consente attualmente alla Cina di sfruttare data center nel Sud-Est asiatico per accedere ai chip Nvidia. Secondo gli esperti, l'accesso remoto rappresenta un fattore chiave per lo sviluppo dei modelli AI cinesi di aziende come Alibaba, ByteDance e Tencent, e la rapida espansione dei data center nella regione potrebbe amplificare il fenomeno. Tuttavia, la proposta di legge incontra resistenze da parte dei provider cloud, che dovrebbero sostenere i costi di nuovi protocolli di verifica dei clienti.
Lezioni dal passato e rischi futuri per la sicurezza globale
Il caso Supermicro evidenzia come, nonostante i controlli, sia ancora relativamente semplice aggirare le restrizioni attraverso la falsificazione di documenti, soprattutto in sistemi sovraccarichi dove né i vertici aziendali né le autorità doganali riescono a individuare tempestivamente le frodi. L'inchiesta arriva mentre Nvidia ha annunciato un aumento del 15% dei prezzi dei server AI, mettendo in guardia chi fosse tentato da profitti illeciti.
Nella sua analisi, Barden-Hair sottolinea che gli Stati Uniti sono stati colti di sorpresa dal contrabbando di server AI verso la Cina, non avendo tratto insegnamento da precedenti storici come il "Chinagate" del 1998, quando la Cina utilizzò società del Sud-Est asiatico come copertura per influenzare la politica americana. Anche in questo caso, una società anonima della regione avrebbe svolto un ruolo centrale, dimostrando come la Cina continui a sfruttare reti e interessi finanziari oltre i propri confini per aggirare i controlli occidentali.