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6G, Capone: l’Europa deve rispondere unita alla call to action USA

Giuseppe Attardi Autore di tecnologia e AI QWERTYmag

Scritto da Giuseppe Attardi

6G, Capone: l’Europa deve rispondere unita alla call to action USA QWERTYmag © www.qwertymag.it
6G, Capone: l’Europa deve rispondere unita alla call to action USA © www.qwertymag.it

La spinta degli Stati Uniti per guidare lo sviluppo del 6G impone all’Europa di presentarsi compatta: senza una strategia comune, il rischio è perdere peso nella definizione degli standard e nella filiera tecnologica

La recente “Call to action for 6G Leadership and Security” lanciata dalla National Telecommunications and Information Administration (Ntia) degli Stati Uniti ha riacceso il dibattito sul futuro delle reti mobili di nuova generazione. L’iniziativa, presentata a Washington con la partecipazione di 25 governi tra cui l’Italia e la Commissione europea, mira a rafforzare la leadership occidentale nello sviluppo degli standard 6G e a garantire la sicurezza delle infrastrutture digitali. Antonio Capone, professore ordinario di telecomunicazioni al Politecnico di Milano, sottolinea come il vero nodo sia la capacità dell’Europa di agire in modo coordinato per non restare spettatrice nella definizione delle regole e nella gestione della filiera tecnologica.

Il documento promosso dalla Ntia promette reti aperte, interoperabili, sicure e resilienti, ma non ha valore vincolante: si tratta di un coordinamento politico che punta a influenzare il contesto strategico e regolatorio in cui nasceranno gli standard 6G. L’obiettivo dichiarato dagli Stati Uniti è limitare la presenza dei fornitori cinesi nelle reti degli alleati, rafforzando al contempo la collaborazione tra partner considerati affidabili.

Perché la strategia europea è cruciale

Secondo Capone, la partecipazione europea alla call to action è quasi inevitabile, dato che il settore delle telecomunicazioni rappresenta uno degli ultimi presìdi industriali del digitale europeo. Tuttavia, senza una posizione comune, i singoli Paesi rischiano di dover scegliere tra schierarsi con Washington o restare marginali. Solo un’Europa unita può sfruttare il peso del proprio mercato per influenzare gli standard e rafforzare la propria autonomia tecnologica.

La capacità negoziale dell’Unione dipende dalla dimensione del mercato, dalla presenza di imprese strategiche come Ericsson e Nokia e dalla possibilità di presentarsi con una voce unica. Se invece i governi agiscono in ordine sparso, l’Europa rischia di subire le scelte altrui, perdendo competitività e capacità di investimento.

Le implicazioni per la sicurezza e la filiera tecnologica

La call to action statunitense si inserisce in una competizione globale con la Cina, dove la fiducia nei fornitori e la sicurezza delle reti diventano elementi centrali. Le reti 6G avranno un carattere dual use, con applicazioni sia civili sia militari, e integreranno comunicazione, calcolo distribuito e sensing. In questo scenario, la continuità della catena di comando e la possibilità di utilizzare infrastrutture commerciali anche in situazioni di crisi sono aspetti strategici.

Per l’Europa, la sfida è costruire uno stack digitale integrato che colleghi semiconduttori, cloud, AI, software, reti e servizi, superando la frammentazione dei mercati nazionali. Nonostante la presenza di fornitori globali come Ericsson e Nokia, la capacità di investimento degli operatori europei resta limitata rispetto ai concorrenti internazionali.

Partecipazione italiana e ruolo delle istituzioni UE

L’Italia ha aderito formalmente all’iniziativa, rappresentata dal sottosegretario Alessio Butti, mentre la Commissione europea ha partecipato tramite la DG Connect. La presenza di attori istituzionali e industriali europei al tavolo negoziale consente di monitorare da vicino l’evoluzione degli standard e di difendere gli interessi continentali, ma non basta: secondo Capone, il tempo guadagnato deve essere impiegato per rafforzare operatori, ricerca, fornitori e domanda pubblica europei.

Durante la presentazione, il vice segretario al Commercio USA Paul Dabbar ha ribadito l’importanza di una leadership condivisa e di un approccio proattivo, mentre Arielle Roth della Ntia ha sottolineato la necessità di neutralità tecnologica e di un mercato aperto, con meno barriere normative per favorire l’innovazione.

La call to action non impone obblighi immediati, ma rappresenta un segnale politico forte: chi saprà orientare gli standard 6G avrà un vantaggio competitivo e strategico nella prossima generazione di reti mobili. Per l’Europa, la vera sfida è non limitarsi a seguire, ma costruire le condizioni per essere protagonista.

La definizione degli standard 6G avverrà nei prossimi anni e coinvolgerà organismi internazionali, governi e industria. La capacità dell’Europa di incidere dipenderà dalla coesione interna e dagli investimenti in ricerca e sviluppo. Senza una strategia comune, il rischio è che il continente si ritrovi a dover applicare regole scritte altrove, senza controllare le tecnologie chiave necessarie per la propria autonomia digitale.

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