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Elliott blocca la fusione tra Deutsche Telekom e T-Mobile

Giuseppe Attardi Autore di tecnologia e AI QWERTYmag

Scritto da Giuseppe Attardi

Elliott blocca la fusione tra Deutsche Telekom e T-Mobile QWERTYmag © www.qwertymag.it
Elliott blocca la fusione tra Deutsche Telekom e T-Mobile © www.qwertymag.it

Elliott Investment Management entra in Deutsche Telekom e si schiera contro la maxi fusione con T-Mobile, chiedendo invece un ampliamento del buyback. La mossa agita il mercato e costringe il gruppo tedesco a rivedere le sue strategie.

Il piano di fusione tra Deutsche Telekom e T-Mobile, che avrebbe dovuto creare un colosso transatlantico delle telecomunicazioni, si è scontrato con un ostacolo imprevisto: Elliott Investment Management. L'ingresso del fondo attivista nel capitale del gruppo tedesco ha immediatamente cambiato le carte in tavola, spingendo le azioni di Deutsche Telekom in rialzo a Francoforte e costringendo il management a difendere la propria strategia.

La notizia è esplosa quando Bloomberg ha rivelato che Elliott, già noto per le sue incursioni in società come AT&T, Telecom Italia e X, si è opposto apertamente alla fusione con T-Mobile, di cui Deutsche Telekom controlla il 54%. Il fondo, che secondo Reuters detiene anche una quota del 5% in BP, non si limita a criticare: chiede un riacquisto di azioni ancora più massiccio rispetto ai 5 miliardi di euro già previsti entro il 2026, puntando a sbloccare valore per gli azionisti senza ricorrere a operazioni straordinarie.

La strategia di Elliott e la reazione dei mercati

Il pressing di Elliott non è passato inosservato. Dopo la diffusione della notizia, le azioni di Deutsche Telekom hanno registrato un balzo immediato, mentre le ricevute depositarie a New York sono salite fino al 5%. Anche T-Mobile ha beneficiato dell'onda lunga, con un incremento del 3%. Morgan Stanley ha sottolineato che la società combinata potrebbe valutare una doppia quotazione tra Stati Uniti ed Europa, ma il percorso resta tutto in salita.

Il fondo attivista non è solo nella sua opposizione. Matthias Lützen, gestore di fondi presso Union Investment, ha definito la fusione "un chiaro fattore negativo" per i prezzi delle azioni di entrambe le società, aggiungendo che l'ingresso di Elliott e l'espansione del buyback rendono sempre meno probabile la realizzazione dell'operazione. Secondo Lützen, "ampliare il programma di riacquisto di azioni sembra una scelta molto sensata ai livelli di valutazione attuali".

Ostacoli politici e regolatori

La partita non si gioca solo tra investitori. Lo Stato tedesco, che detiene il 28% di Deutsche Telekom, potrebbe vedere con sospetto una fusione che rischia di attirare un controllo normativo intenso sia da parte dell'Unione Europea sia dell'amministrazione statunitense. Il timore di un veto politico si aggiunge alle perplessità già espresse dai vertici di T-Mobile, come riportato da Semafor, e alle difficoltà strutturali del mercato USA, tra concorrenza satellitare e infrastrutture in fibra giudicate deboli dagli analisti di JPMorgan.

Nonostante T-Mobile abbia garantito a Deutsche Telekom risultati superiori rispetto ai concorrenti europei negli ultimi anni, la complessità della fusione e la pressione degli attivisti stanno costringendo il gruppo tedesco a riconsiderare la logica strategica dell'operazione. Secondo fonti riservate citate da Reuters, la questione resta delicata e ogni decisione dovrà passare al vaglio di azionisti e autorità.

Il confronto con altre operazioni nel settore

Il caso Deutsche Telekom-T-Mobile si inserisce in un contesto europeo dove le grandi manovre sulle infrastrutture digitali sono sempre più frequenti. Basti pensare a quanto riportato recentemente sulla joint venture tra Telefónica e altri partner per le AI Gigafactories in Spagna, segno che il consolidamento e la ricerca di valore sono ormai la regola nel settore.

La visione di Hoettges e la pressione degli attivisti

Il CEO Tim Hoettges continua a spingere per una fusione totale, convinto che solo così Deutsche Telekom potrà diventare la più grande compagnia telefonica globale. Ma la realtà è che la maggioranza degli investitori, compresi i nuovi azionisti di peso come Elliott, non sembra disposta a seguirlo su questa strada. La legge tedesca impone la trasparenza sulle partecipazioni superiori al 3%, ma la reale influenza di Elliott resta avvolta nel riserbo.

La pressione degli attivisti ha già costretto Deutsche Telekom ad aumentare il buyback di 3 miliardi di euro ad agosto, portandolo a 5 miliardi, con la motivazione della sottovalutazione del titolo. Tuttavia, come osservano gli analisti di JPMorgan, "un aumento di questo impegno porterebbe a un incremento finanziario, ma non risolverebbe i problemi strategici che affliggono il sentiment".

La mossa di Elliott è un segnale inequivocabile: il mercato non crede nella fusione come soluzione ai problemi strutturali di Deutsche Telekom. Il fondo attivista, fedele al suo stile, preferisce la creazione di valore immediato tramite buyback e pressione sul management, piuttosto che scommettere su operazioni complesse e rischiose. In questo scenario, la leadership di Hoettges appare sempre più isolata, mentre la strategia di Elliott rischia di diventare la nuova bussola per il futuro del gruppo tedesco.

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