La resilienza delle reti di telecomunicazione è oggi una priorità strategica, spinta dalla direttiva NIS2 e da nuove regole europee. Infrastruttura fisica, processi operativi e governance organizzativa sono i pilastri per garantire continuità anche in caso di crisi o attacchi.
La resilienza delle reti Telco è diventata un tema centrale per il settore delle telecomunicazioni, non solo per motivi tecnici ma come responsabilità pubblica. L'aumento di eventi climatici estremi, la crescita delle minacce informatiche e la dipendenza di cittadini e imprese dalla connettività hanno portato la resilienza al centro delle strategie degli operatori, insieme a copertura e velocità. Secondo l'International Trade Administration, l'Italia è tra i paesi più colpiti al mondo da attacchi informatici, con le telecomunicazioni tra i settori più esposti.
Normative europee e nuovi obblighi per gli operatori
Il quadro normativo europeo e italiano si è evoluto rapidamente. La direttiva NIS2, recepita in Italia con il D.Lgs. 138/2024, impone agli operatori di telecomunicazioni e ad altri soggetti essenziali di adottare entro ottobre 2026 misure di sicurezza che vanno oltre la sola cybersecurity, includendo la continuità operativa e la gestione dei fornitori. L'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) ha rafforzato i requisiti, adottando un approccio multi-rischio. In Spagna, ad esempio, si prevede per legge che le reti di telecomunicazione e le infrastrutture digitali garantiscano almeno quattro ore di autonomia in caso di blackout, con sistemi di backup obbligatori per gli operatori più grandi. Sebbene questa misura non sia ancora prevista in Italia, rappresenta un precedente importante per chi pianifica investimenti in resilienza nei prossimi anni.
Investimenti e priorità degli operatori
Il cambio di passo è evidente anche nei piani di investimento. Secondo il report NIS Investments 2025 di ENISA, se in passato la spinta principale era la conformità normativa, oggi le priorità sono l'aggiornamento degli strumenti di cybersecurity (47%), il rafforzamento della resilienza (34%), la formazione (33%) e l'assunzione di personale specializzato (31%). Le politiche europee stanno quindi orientando gli investimenti verso una sicurezza più ampia e strutturata, anche se l'impatto reale sarà misurabile solo nel tempo. Un'analisi simile sulle sfide infrastrutturali e di continuità è stata affrontata anche nell'articolo dedicato al rischio deficit di potenza per il cloud e l'AI in Europa, disponibile qui.
Le insidie delle ridondanze e la complessità delle dipendenze
Dietro la conformità normativa si cela una sfida tecnica: molte ridondanze delle reti sono solo apparenti, perché elementi duplicati che condividono la stessa infrastruttura non offrono protezione reale in caso di guasto. La crescente complessità degli ambienti multi-cloud e multi-vendor rende difficile mappare tutte le interdipendenze, mentre la dipendenza da terze parti come energia, fibra e logistica può limitare la capacità di risposta anche degli operatori più preparati.
I tre pilastri della resilienza
Per costruire una resilienza reale servono tre livelli integrati:
- Infrastruttura fisica: ridondanze effettive su percorsi diversificati, alimentazione duale con backup autonomo, apparecchiature resistenti agli eventi climatici e instradamento della fibra su tracciati separati per evitare che un singolo guasto comprometta il servizio.
- Processi e operazioni: monitoraggio unificato tramite AIOps, automazione del rilevamento e ripristino dei guasti, e test reali di guasto (chaos testing) per individuare vulnerabilità nascoste.
- Strategia e organizzazione: piani di continuità operativa integrati con la cybersecurity, superamento dei silos tra NOC e SOC per una risposta coordinata agli incidenti e piena conformità con la NIS2, vista come base di governance della resilienza.
La reale capacità di un operatore di reagire agli imprevisti si misura su questi tre livelli, più che sulla sola spesa in sicurezza.
Un impegno che riguarda tutto l'ecosistema
Investire nella resilienza non significa solo evitare sanzioni o disservizi: gli incidenti segnalati dagli operatori europei hanno causato perdite di servizio per centinaia di milioni di ore-utente. Rafforzare la resilienza protegge non solo le singole infrastrutture, ma la capacità dell'intero ecosistema digitale di funzionare anche in presenza di eventi avversi, siano essi malevoli o accidentali.