• 3 minuti
  • Pubblicato

Ransomware paralizza le PMI giapponesi con un record di attacchi

Barbara Carminati Autrice di cybersecurity e privacy QWERTYmag

Scritto da Barbara Carminati

Ransomware paralizza le PMI giapponesi con un record di attacchi QWERTYmag © www.qwertymag.it
Ransomware paralizza le PMI giapponesi con un record di attacchi © www.qwertymag.it

Il Giappone affronta una crisi informatica senza precedenti: 123 attacchi ransomware in sei mesi, con le piccole e medie imprese nel mirino e la polizia che risponde con nuove tecnologie di difesa e recupero dati.

Un'ondata di ransomware ha travolto il Giappone nei primi sei mesi del 2026, lasciando dietro di sé aziende paralizzate, dati bloccati e costi di ripristino che superano ogni previsione. Il dato più allarmante: 123 attacchi confermati, il livello più alto mai registrato nel Paese, con le piccole e medie imprese che pagano il prezzo più alto.

Il bersaglio preferito dei criminali informatici sono proprio le PMI: 79 casi su 123 hanno colpito aziende di dimensioni ridotte, mentre 31 hanno coinvolto grandi imprese e 13 altre organizzazioni. Il settore manifatturiero è stato il più colpito, con 37 episodi che hanno spesso richiesto oltre un mese per il recupero dei sistemi e spese ingenti per tornare operativi.

La nuova frontiera degli attacchi digitali

Dietro questa escalation si nasconde una strategia precisa: i criminali sfruttano dispositivi VPN vulnerabili come porta d'ingresso, aggirando le difese tradizionali e bloccando l'accesso ai dati aziendali. La polizia giapponese ha risposto sviluppando uno strumento di recupero che ha già permesso di ripristinare oltre 20 milioni di file criptati, tecnologia ora condivisa anche con Europol per contrastare la minaccia a livello internazionale.

Il fenomeno non si limita al ransomware. I tentativi sospetti di accesso alle reti monitorate dalla polizia hanno raggiunto una media di 13.687 per indirizzo IP ogni giorno, oltre 4.000 in più rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Questi accessi rappresentano spesso la fase preparatoria di attacchi più gravi.

Phishing e frodi in crescita

La criminalità digitale in Giappone non si ferma al ransomware. Le truffe via email aziendale, in cui i malintenzionati si spacciano per dirigenti per ottenere trasferimenti di denaro, hanno causato 127 casi e perdite per 3,88 miliardi di yen (circa 25 milioni di dollari). Le frodi tramite bonifici bancari online non autorizzati hanno invece generato 253 casi e danni per oltre 2 miliardi di yen.

Il phishing rimane una minaccia costante, con 731.000 email fraudolente rilevate nel semestre, anche se in calo rispetto all'anno precedente. Un'analisi delle origini indica la Cina come principale fonte, responsabile del 45% dei messaggi truffaldini.

La risposta delle autorità e il ruolo dell'AI

Per arginare il reclutamento di "muli digitali" tramite social network, la polizia ha inviato oltre 50.000 avvisi, sfruttando l'intelligenza artificiale per individuare e bloccare i post sospetti. L'adozione di sistemi AI per la sorveglianza e la prevenzione rappresenta la nuova linea di difesa, mentre il numero complessivo di casi di cybercrime gestiti dalla polizia è salito a 7.607, con quasi 2.000 episodi legati al riciclaggio di denaro.

Il quadro che emerge è quello di una criminalità informatica sempre più organizzata e aggressiva, capace di colpire il cuore produttivo del Giappone e di adattarsi rapidamente alle contromisure. Non si tratta di un fenomeno isolato: come riportato recentemente anche in Europa, la sofisticazione degli attacchi e la velocità di propagazione impongono una risposta coordinata e investimenti continui in tecnologie di difesa.

La realtà è che nessuna azienda può più permettersi di sottovalutare la sicurezza digitale. Il Giappone, con la sua reazione rapida e l'adozione di strumenti avanzati, dimostra che la resilienza informatica non è più un'opzione ma una necessità vitale. Chi resta indietro, oggi, rischia di pagare un prezzo che va ben oltre il semplice danno economico.

Articoli correlati