Dopo l'annuncio di Anthropic sull'introduzione di watermark invisibili nei testi generati da Claude, sono apparsi online numerosi strumenti che promettono di rimuoverli. Tuttavia, nessuno di questi può dimostrare di funzionare davvero, poiché il metodo di watermarking e il relativo rilevatore non sono ancora pubblici.
Negli ultimi giorni, il web ha visto nascere un vero e proprio mercato di strumenti che promettono di rimuovere i watermark invisibili inseriti nei testi generati da Claude, il modello AI di Anthropic. L'ondata di tool è iniziata subito dopo che Anthropic ha annunciato l'attivazione di questi marchi digitali su tutti i contenuti prodotti dal suo modello, ma al momento nessuno può verificare se tali strumenti siano davvero efficaci: la società non ha ancora reso pubblici né il funzionamento del watermark né il detector ufficiale.
Chi offre cosa: dai progetti open source ai servizi commerciali
Tra i progetti più noti c'è watermarks-remover, uno strumento open source con licenza MIT sviluppato da Guillaume Meyer, fondatore di Memo. Nato come skill per Claude, ora dichiara di supportare anche Gemini, SynthID-Text, le superfici di provenienza OpenAI e i modelli open-weight con watermark in stile Kirchenbauer. Il post di Meyer sui social ha superato i 2 milioni di visualizzazioni, segno di un forte interesse. Accanto a questo progetto, sono comparsi repository come claude-watermark-cleaner, remove-ai-watermarks e noai-watermark, oltre a una serie di web tool come claudewatermark.com, claudewatermark.rip, gptcleanup.com e claudewatermarkremover.app. Anche servizi commerciali come StealthGPT e Human Writes hanno aggiunto la rimozione dei watermark di Claude tra le proprie funzionalità, pur avvertendo che nessun tool garantisce il bypass totale e che i detector vengono aggiornati regolarmente.
Cosa fanno davvero questi strumenti
Gli strumenti disponibili svolgono tre tipi di operazioni, ma solo alcune sono verificabili. La rimozione di caratteri nascosti (come caratteri a larghezza zero, controlli bidirezionali, tag Unicode e spazi simili) funziona e può essere controllata. Anche la cancellazione dei metadati C2PA, EXIF e XMP da file come PNG, JPEG, SVG, PDF, DOCX, ODT, HTML e Markdown è efficace, ma si tratta di un'operazione poco significativa: i metadati vengono comunque persi con un semplice salvataggio o conversione di formato. Il vero watermark, però, non risiede nei caratteri nascosti, ma nella scelta delle parole generate dal modello. L'unico modo noto per eliminarlo è riscrivere pesantemente il testo con un altro modello AI. Meyer stesso ammette che, per ora, il suo tool si limita a rimuovere i metadati e che la rimozione del watermark vero e proprio potrebbe arrivare in futuro. Altri siti commerciali promettono output "puliti", ma i test indipendenti hanno già evidenziato limiti: in alcuni casi, i payload nascosti restano intatti dopo la "pulizia".
Perché Anthropic inserisce watermark nei testi
Anthropic ha pubblicato una pagina di supporto che spiega la sua strategia: tutti i testi generati dai modelli lanciati dal 2 agosto 2026 in poi contengono un watermark impercettibile, integrato nella scelta delle parole. I file supportati ricevono anche metadati C2PA firmati. Il watermark viene applicato a livello di modello e compare su API, claude.ai, Claude Code, Claude Cowork, Claude Tag e tramite AWS, Google Cloud e Microsoft Foundry. Questa misura risponde all'Articolo 50 dell'AI Act europeo, in vigore dal 2 agosto, che prevede sanzioni fino a 15 milioni di euro o il 3% del fatturato globale.
Anthropic precisa che la presenza del watermark indica solo che il testo è stato processato da Claude, non necessariamente scritto ex novo. Anche una semplice revisione grammaticale, traduzione o sintesi tramite Claude produce un testo marcato. Il watermark può scomparire con modifiche sostanziali, parafrasi o traduzioni. L'azienda promette di supportare la rilevazione da parte di terzi e di pubblicare la documentazione tecnica in futuro, come richiesto dalle norme UE.
Dubbi e rischi: tra compliance e sicurezza della supply chain
La reazione online è stata scettica: alcuni utenti definiscono il watermarking una semplice misura di compliance per il mercato UE, più che una reale difesa contro l'uso improprio dei contenuti AI. Inoltre, la facilità con cui questi strumenti vengono integrati nei flussi di lavoro degli agenti AI rappresenta un nuovo rischio per la supply chain: molti progetti sono open source e leggibili, ma la domanda crescente potrebbe presto attirare tool chiusi e meno trasparenti, con potenziali rischi per la sicurezza e la privacy degli utenti.
Nota: nessuno degli strumenti citati è stato testato o verificato in modo indipendente. Gli utenti dovrebbero trattarli con la stessa cautela riservata a qualsiasi codice non verificato scaricato da Internet.