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Windows 11 elimina WMIC e chiude una porta ai ransomware

Barbara Carminati Autrice di cybersecurity e privacy QWERTYmag

Scritto da Barbara Carminati

Windows 11 elimina WMIC e chiude una porta ai ransomware QWERTYmag © www.qwertymag.it
Windows 11 elimina WMIC e chiude una porta ai ransomware © www.qwertymag.it

Con l'aggiornamento di settembre 2026, Windows 11 rimuove definitivamente WMIC, il comando che per anni ha permesso ai ransomware di sabotare i backup e aggirare le difese. Microsoft avverte: non reinstallatelo se non strettamente necessario.

Un comando storico di Windows è appena stato cancellato con un colpo di spugna: WMIC non esiste più su Windows 11. Non si tratta di una semplice pulizia di primavera, ma di una mossa chirurgica per tagliare una delle armi preferite dai ransomware. Da oggi, chi aggiorna alla build 26200.9445 non troverà più traccia di Windows Management Instrumentation Command-line, né come funzione preinstallata né come Feature on Demand.

Perché questa rimozione è così cruciale? Per anni, WMIC è stato il grimaldello che ha permesso a malware e ransomware di cancellare le Shadow Volume Copies, ossia le copie di sicurezza che Windows crea per recuperare file e sistemi compromessi. Bastava un comando per rendere impossibile il ripristino dopo un attacco: TeslaCrypt 4.1b, Serpent, WhiteRose, Zenis, Saturn e persino WannaCry hanno sfruttato WMIC per eliminare ogni possibilità di recupero dati. Non è un caso isolato: anche i trojan hanno usato WMIC per scoprire se Windows Defender era attivo e inserirsi tra le sue esclusioni, come dimostrato dagli attacchi DeroHE del 2021.

Come WMIC è diventato un bersaglio per i criminali

WMIC non è nato come strumento malevolo. Era pensato per amministratori IT e utenti avanzati, utile per gestire e interrogare i sistemi Windows tramite WMI. Ma la sua presenza di default anche sulle versioni consumer ha reso ogni PC un potenziale bersaglio. Bastava che un ransomware trovasse WMIC attivo per cancellare i backup locali e impedire ogni tentativo di ripristino. La cronaca degli ultimi anni è piena di casi in cui questa utility è stata sfruttata per sabotare la sicurezza, come riportato anche in altre indagini sulle tecniche di attacco più diffuse.

Microsoft aveva già deprecato WMIC nel 2021 con Windows 10 21H1, ma la funzione era rimasta installabile su richiesta. Ora, con l'aggiornamento KB5124008, la porta si chiude definitivamente: nessuna opzione per reinstallare WMIC a meno di scaricare un pacchetto specifico, che Microsoft stessa sconsiglia vivamente di usare se non per esigenze di compatibilità temporanea.

Verifica e alternative per utenti e aziende

Chi vuole essere certo di aver eliminato WMIC deve solo controllare la versione di Windows: se la build è 26200.9445 o superiore, il comando non verrà più riconosciuto dal terminale. Un errore immediato conferma che la utility è sparita. Microsoft invita chi ancora dipende da script o workflow basati su WMIC a migrare verso strumenti supportati, senza cedere alla tentazione di reinstallare la vecchia utility.

Il rischio non riguarda solo le aziende: anche i privati che usavano WMIC per automatizzare operazioni o gestire il PC devono ora aggiornare le proprie abitudini. Se un'applicazione o un sito sconosciuto chiede di scaricare WMIC, il consiglio è di ignorare la richiesta: potrebbe essere il primo passo di un attacco.

La scelta di Microsoft e il futuro della sicurezza su Windows

La rimozione di WMIC segna un cambio di passo netto nella strategia di Microsoft contro i ransomware. Non si tratta di una semplice misura tecnica, ma di una presa di posizione: le scorciatoie pericolose non avranno più spazio, anche a costo di scontentare chi si ostina a usare strumenti obsoleti. Chi resta ancorato a vecchie abitudini dovrà adattarsi, perché la sicurezza non può più essere sacrificata sull'altare della compatibilità. Microsoft ha finalmente chiuso una falla che per troppo tempo ha favorito i criminali digitali, e chi insiste a reinstallare WMIC oggi si assume una responsabilità che non può più essere ignorata.

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